Si è svolto venerdì 21 marzo, alla Casa del Giovane di Bergamo, il seminario “Multimodalità e progetto di spazi urbani inclusivi”. Organizzato dall’Agenzia del Trasporto Pubblico Locale del bacino di Bergamo con il patrocinio della Camera di Commercio di Bergamo, dell’Università degli Studi di Bergamo, dell’Ordine degli Architetti di Bergamo, dell’Ordine degli Ingegneri di Bergamo e di Federmobilità.
Il contesto
Il seminario ha preso spunto dal processo di riqualificazione del polo intermodale di Bergamo, all'interno del più vasto progetto di rigenerazione urbana di Porta Sud con l’intento di portare un panel qualificato di esperte ed esperti di diverse discipline. Al centro, la progettazione degli hub intermodali dal punto di vista dell’inclusività e dell’accessibilità degli spazi pubblici nella convinzione che gli hub intermodali non sono solo nodi trasportistici ma anche spazi urbani per la socialità, catalizzatori non solo di processi di trasformazione urbana e di rigenerazione, ma anche di funzioni comunitarie.
Gli interventi
Il seminario è stato aperto dai saluti istituzionali di Simone Biffi, consigliere provinciale con delega al Trasporto pubblico locale e da Marco Berlanda, assessore alla Mobilità del comune di Bergamo.
Biffi ha subito sottolineato: «Il titolo stesso di questa giornata ci richiama alla necessità di guardare alla mobilità non solo come spostamento, ma come occasione di rigenerazione urbana, di qualità dello spazio pubblico e di equità sociale. Come Provincia, seguiamo con grande interesse questi temi, consapevoli del ruolo cruciale che le reti di trasporto e gli hub intermodali possono avere nel ridisegnare i territori e nel ridurre le disuguaglianze di accesso ai servizi e alle opportunità».
Berlanda ha inquadrato il ruolo del Comune nel processo di progettazione del nuovo hub intermodale di Porta Sud: «Il Comune di Bergamo è molto impegnato a completare il progetto di Porta Sud pensato come un hub intermodale, la cui funzione caratteristica, oltre che di ricucire il nord e il sud cittadino e di rigenerare l’area in questione, è quella di facilitare lo scambio tra diverse modalità di spostamento. Il nostro compito è quello di favorire lo sviluppo dell’hub sia con il potenziamento delle linee di trasporto pubblico principali sia con lo sviluppo di connessioni minori».
La presidente dell’Agenzia Tpl di Bergamo Angela Ceresoli ha quindi introdotto i lavori: «Agenzia del trasporto pubblico locale ha tra i suoi compiti istituzionali sviluppare iniziative finalizzate all’integrazione fra il trasporto pubblico locale e forme complementari di mobilità sostenibile. Un hub intermodale è luogo per elezione dove si intrecciano diverse forme e diversi bisogni di mobilità, e la realtà bergamasca è interessata da un processo di ripensamento non solo del suo principale hub intermodale cittadino, ma anche di molti luoghi della mobilità intermodale in provincia. Ho voluto proporre questo momento di conoscenza e confronto cogliendo l’esigenza di un approccio multidisciplinare, di uno sguardo non solo trasportistico, di un approccio alla progettazione degli spazi intermodali che contenesse obiettivi che attengono anche ai temi del comfort, dell’inclusività, della sicurezza, degli spazi per la socialità. Un programma denso, a mio avviso ricco di spunti e che mi auguro possa dare origine ad occasioni di approfondimento e confronto tra cittadini, decisori e progettisti, proprio a partire dalla nostra realtà».
Il programma
La sessione mattutina “Progettare gli spazi per la mobilità come spazi pubblici inclusivi”, come sottolinea già il titolo, è stata incentrata sul tema dell’inclusività e della sicurezza osservata da una prospettiva di genere.
La sociologa Francesca Zajczyk, presidente dell’Agenzia TPL di Milano, e la psicologa Roberta Di Pasquale dell’Università degli Studi di Bergamo hanno tracciato un quadro dal quale emerge chiaramente il bisogno delle donne di uno spazio pensato anche per loro.
Zajczyk ha osservato come il più delle volte, almeno in Italia, le politiche urbane sono destinate a una popolazione come “unicum”, neutre per l’appunto. Non vengono, infatti, considerate le differenti esigenze della popolazione rispetto al genere, all’età e alla condizione psico-fisica. Occorre dunque rendere più efficiente non solo la mobilità, ma anche l’organizzazione della gestione e accessibilità dei servizi, così come della gestione e uso multifunzionale degli spazi pubblici.
Di Pasquale ha dato messo l’accento sul rapporto tra contesto spaziale e senso di insicurezza e di paura, che muta al mutare del genere. Tali vissuti sono in larga parte espressione di una costruzione sociale fondata sulla disuguaglianza e di retoriche che presentano le donne come soggetto debole nel contesto urbano, da proteggere attraverso meccanismi di chiusura e di esclusione, quando al contrario si potrebbero progettare spazi più sicuri e efficienti per tutti.
Infine, l’intervento dell’arch. Alessandro Mazzotta, docente del Politecnico di Torino ha definito Bergamo come «una città in movimento», che proprio ora ha quindi l’occasione di sviluppare progetti in cui lo spazio urbano viene valorizzato. Ha presentato quindi alcuni studi che dimostrano come la rigenerazione dei nodi intermodali sia occasione di promozione della qualità dell’abitare - in primis, l’abitare lo spazio pubblico - in contesti a diverso grado di urbanizzazione.
Nel pomeriggio, la sessione “Esperienze e opportunità nella progettazione degli spazi per la mobilità” ha visto il susseguirsi di interventi che si sono concentrati su alcuni esempi e modelli di progettazione. L’ing. Chiara Di Majo (Roma Servizi per la Mobilità) ha esposto il progetto europeo Move21 che ha visto Göteborg, Oslo, Amburgo, Monaco, Roma e Bologna protagoniste di una serie di azioni per centrare gli obiettivi di sostenibilità e accessibilità europei attraverso l’organizzazione degli hub multimodali. L'arch. Paola Pucci, docente di urbanistica al Politecnico di Milano, ha parlato dei modi di “misurare” il livello di accessibilità garantito dalla multimodalità, non solo in base alla dotazione di infrastrutture di trasporto ma anche in base all’integrazione tra mobilità, prossimità e connettività, tra infrastrutture e legami sociali, per scardinare la dipendenza dall’auto negli spostamenti quotidiani.
L’ing. Alessandro Delpiano ha illustrato l’esperienza di Città Metropolitana di Bologna, che con la definizione dei Centri di Mobilità ha voluto individuare dei nuovi nodi urbani identitari, in cui mobilità e socialità si incontrano per migliorare qualità e vitalità della città, pensati per unire funzione urbana e trasportistica, offrendo servizi diversificati per la comunità.
Con Alberto Fiorillo, responsabile di Rfi, l’attenzione si è focalizzata sulla relazione tra stazioni ferroviarie e ambiente esterno, e sulla necessità di sviluppare azioni condivise, tra RFI, istituzioni ed enti locali, finalizzata a fare in modo che anche gli altri stakeholder promuovano politiche convergenti e attuino azioni coerenti, necessarie per realizzare un ecosistema di mobilità urbana che valorizzi le connessioni con le stazioni.
I lavori della giornata si sono conclusi con un momento di confronto diretto con la tavola rotonda coordinata dall’arch. Viviana Milesi, presidente del Consiglio delle Donne di Bergamo che ha visto l’intervento dell’arch. Patrizia Malgieri, sul tema mobilità di genere e sicurezza, e dell’arch. Nicola Eynard, sul tema dell’accessibilità inclusiva degli spazi per la mobilità.
Le palazzine Liberty
Mauro Baioni, urbanista e ricercatore all’Università Roma Tre, ha concluso la giornata con il suo intervento sul Programma di valorizzazione delle Palazzine Liberty a Bergamo, promosso da Agenzia del TPL, che potrebbe portare all’acquisizione tra i beni collettivi a servizio della comunità, due edifici storici ripensati come poli di riferimento per la mobilità sostenibile, la multimodalità e la socialità.
Il programma di valorizzazione propone di abitare le due palazzine liberty con funzioni che vanno dalla sede dell’Agenzia Tpl stessa e funzioni per gli utenti del TPL (dalle informazioni sulla mobilità e sul trasporto pubblico del territorio agli spazi di attesa) a spazi di co-working, spazi per le associazioni, fino alla proposta di un osservatorio sulla mobilità sostenibile.
Per approfondimenti, leggi gli abstract degli interventi e guarda i video.